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La lista della Spesa

Spaghetto al pomodoro

con pomodoro del Piennolo del Vesuvio DOP, pecorino Val D’Orcia semi-stagionato e basilico

Olio d’oliva
Aglio in camicia
Basilico

Spaghetto
Semola rimacinata Senatore Cappelli

Salsa al pomodoro del Piennolo
Brodo vegetale
Grana Padano
Pecorino della Val d’Orcia
Descrizione

Spaghetto al pomodoro

con pomodoro del Piennolo del Vesuvio DOP, pecorino Val D’Orcia semi-stagionato e basilico

La semplicità, quando è fatta bene, non ha bisogno di altro.

Spaghetto al dente avvolto da un pomodoro del Piennolo del Vesuvio DOP, dolce e concentrato. Il pecorino della Val d’Orcia semi-stagionato aggiunge struttura e sapidità, mentre il basilico fresco chiude con la sua nota verde. Essenziale, pulito, senza distrazioni.

Lo sapevi che

Dentro la ricetta

Perchè i nostri ingredienti hanno una storia da raccontare

Il pomodoro che nasce dal vulcano

C’è un pomodorino che cresce alle pendici del Vesuvio, dove il terreno lavico e l’escursione termica modellano un frutto dalla personalità intensa e riconoscibile.

Il Pomodoro del Piennolo del Vesuvio è caratterizzato da una forma ovale allungata con una piccola punta all’estremità inferiore. La buccia è soda e resistente, la polpa compatta e molto aromatica. Il sapore è un equilibrio naturale tra dolcezza marcata e retrogusto acidulo, dovuto all’alta concentrazione di zuccheri e acidi organici. I terreni vulcanici, ricchi di potassio e zolfo, conferiscono al frutto una sapidità minerale unica e un colore rosso vivo e profondo.

La sua introduzione in Campania risalirebbe al 1759, quando il viceré del Perù lo donò a Ferdinando IV di Napoli in occasione della sua incoronazione. Piantato alle pendici del Vesuvio, si adattò perfettamente all’ambiente sviluppando le qualità che oggi lo rendono una delle eccellenze gastronomiche italiane. Nel 2009 ha ottenuto la Denominazione di Origine Protetta, a tutela della sua autenticità.

Lo sapevi che

Il nome “piennolo” deriva dall’antica usanza di intrecciare i rami dei pomodorini formando grandi grappoli appesi, tradizione nata secondo la leggenda dalle mogli dei pescatori vesuviani che intrecciavano reti e, per abitudine, anche i rami dei pomodori.

In breve

Coltivato esclusivamente nelle aree vesuviane
Terreno vulcanico ricco di sali minerali
Equilibrio naturale tra dolce e acidulo
Buccia spessa e polpa compatta
Riconoscimento DOP dal 2009
Tradizionalmente conservato in grappoli intrecciati

Un pecorino che sa di colline toscane

C’è un formaggio che nasce tra le crete e i pascoli ondulati della Val d’Orcia, dove il paesaggio influenza direttamente il profilo aromatico del latte e racconta una Toscana rurale fatta di silenzio, vento e stagioni lente.

Il Pecorino della Val d’Orcia è prodotto con latte intero di pecora proveniente da allevamenti locali. Le pecore si nutrono di erbe spontanee, fiori di campo e foraggi tipici del territorio, elementi che contribuiscono a un latte ricco e profumato. La lavorazione avviene ancora secondo metodi tradizionali: coagulazione con caglio naturale, formatura manuale e salatura a secco o in salamoia. La stagionatura può variare da poche settimane per le versioni più fresche fino a diversi mesi per quelle più strutturate.

Il risultato è una pasta compatta ma morbida nei primi mesi, che diventa più friabile e intensa con il tempo. Il sapore è equilibrato, con note lattiche, vegetali e leggermente piccanti nelle stagionature più lunghe.

Lo sapevi che

In passato molte forme venivano stagionate nella cenere o avvolte in foglie per proteggerle durante la maturazione. Ancora oggi alcuni produttori utilizzano tecniche tradizionali che richiamano queste pratiche antiche.

In breve

Prodotto con latte intero di pecora locale
Alimentazione a base di erbe spontanee e foraggi della Val d’Orcia
Lavorazione tradizionale con caglio naturale
Stagionatura variabile da poche settimane a diversi mesi
Sapore equilibrato, da delicato a più intenso con l’affinamento

Un grande classico della pianura

C’è un formaggio che nasce nella Pianura Padana più di otto secoli fa, pensato per conservare il latte e diventato uno dei pilastri della tradizione italiana.

Il Grana Padano DOP è prodotto con latte vaccino parzialmente scremato e lavorato fino a ottenere una pasta granulosa, compatta e friabile. La lunga stagionatura sviluppa un sapore equilibrato tra dolce e sapido, con note di frutta secca e brodo. In cucina è un elemento di struttura: lega, completa, amplifica senza coprire.

Lo sapevi che

Il termine “grana” deriva proprio dalla struttura della pasta, che si presenta in piccoli granuli visibili già al taglio della forma.

In breve

Origini medievali nella Pianura Padana
Latte vaccino parzialmente scremato
Pasta dura e granulosa
Stagionatura minima 9 mesi
Sapore equilibrato tra dolce e sapido
La nutrizionista dice

Un piatto leggero e bilanciato, ideale per un pasto saporito che fornisce energia senza appesantire.

Semola di grano Senatore Cappelli
grano antico italiano di alta qualità, ricco di vitamine del gruppo B e con presenza di antiossidanti utili per il metabolismo.
Pomodoro del Piennolo
fonte di vitamina C e particolarmente ricco di licopene, un antiossidante che contribuisce alla protezione dallo stress ossidativo.
Pecorino della Val D'Orcia
apporta grassi e proteine insieme a calcio e vitamine A e D; naturalmente povero di lattosio, risulta generalmente più digeribile.
La lista della Spesa

Fusillo con ragù alla Bolognese

con pomodoro del Piennolo del Vesuvio DOP e Grana Padano DOP

Olio d’oliva
Ragù alla bolognese
Brodo vegetale

Fusillo
Grano saraceno e semola rimacinata

Salsa di pomodoro del Piennolo
Burro
Grana Padano DOP
Descrizione

Fusillo con ragù alla Bolognese

con pomodoro del Piennolo del Vesuvio DOP e Grana Padano DOP

Il tempo è l’ingrediente che fa la differenza.

Fusillo avvolto da un ragù alla Bolognese lento e profumato, preparato con pomodoro del Piennolo del Vesuvio DOP per un gusto pieno e rotondo. Il Grana Padano DOP chiude con una nota avvolgente che lega ogni boccone. Sostanza, profondità, tradizione.

Lo sapevi che

Dentro la ricetta

Perchè i nostri ingredienti hanno una storia da raccontare

Una lenta cottura diventata identità

C’è una salsa che non ha fretta, che nasce da una sobbollitura paziente e da una selezione attenta delle materie prime, e che nel tempo è diventata simbolo stesso della cucina italiana.

Il nostro ragù viene stufato per tre ore a fiamma bassissima su base di cipolla, sedano e carota. Utilizziamo macinato di 1° scelta proveniente da bovini e suini allevati esclusivamente in Italia: tagli selezionati, più magri e adatti a una cottura lenta. La carne sviluppa un gusto umami intenso e persistente grazie alla sobbollitura prolungata. La dolcezza naturale del soffritto si bilancia con l’acidità del vino e con la profondità aromatica del pomodoro del Piennolo. Una noce di burro, in uscita, armonizza il tutto rendendo la salsa densa, avvolgente, mai liquida. Rosmarino e alloro completano il profilo con note aromatiche discrete ma riconoscibili.

Le origini del ragù risalgono al termine francese ragout, che indicava stufati medievali cotti lentamente. Solo tra fine Settecento e Novecento il pomodoro entra stabilmente nella ricetta, trasformando uno stufato bianco in ciò che oggi riconosciamo come ragù.

Lo sapevi che

Nel 1891 Pellegrino Artusi descrive i “Maccheroni alla bolognese” senza pomodoro. Solo nel primo Novecento il pomodoro diventerà ingrediente costante.

In breve

Cottura lenta di circa tre ore
Base di soffritto con cipolla, sedano e carota
Macinato di bovino e suino di 1° scelta allevati in Italia
Equilibrio tra dolcezza, acidità e intensità umami
Salsa densa e avvolgente
Profumo di rosmarino e alloro

Il pomodoro che nasce dal vulcano

C’è un pomodorino che cresce alle pendici del Vesuvio, dove il terreno lavico e l’escursione termica modellano un frutto dalla personalità intensa e riconoscibile.

Il Pomodoro del Piennolo del Vesuvio è caratterizzato da una forma ovale allungata con una piccola punta all’estremità inferiore. La buccia è soda e resistente, la polpa compatta e molto aromatica. Il sapore è un equilibrio naturale tra dolcezza marcata e retrogusto acidulo, dovuto all’alta concentrazione di zuccheri e acidi organici. I terreni vulcanici, ricchi di potassio e zolfo, conferiscono al frutto una sapidità minerale unica e un colore rosso vivo e profondo.

La sua introduzione in Campania risalirebbe al 1759, quando il viceré del Perù lo donò a Ferdinando IV di Napoli in occasione della sua incoronazione. Piantato alle pendici del Vesuvio, si adattò perfettamente all’ambiente sviluppando le qualità che oggi lo rendono una delle eccellenze gastronomiche italiane. Nel 2009 ha ottenuto la Denominazione di Origine Protetta, a tutela della sua autenticità.

Lo sapevi che

Il nome “piennolo” deriva dall’antica usanza di intrecciare i rami dei pomodorini formando grandi grappoli appesi, tradizione nata secondo la leggenda dalle mogli dei pescatori vesuviani che intrecciavano reti e, per abitudine, anche i rami dei pomodori.

In breve

Coltivato esclusivamente nelle aree vesuviane
Terreno vulcanico ricco di sali minerali
Equilibrio naturale tra dolce e acidulo
Buccia spessa e polpa compatta
Riconoscimento DOP dal 2009
Tradizionalmente conservato in grappoli intrecciati

Un grande formaggio della Pianura Padana

C’è un formaggio a pasta dura che nasce nei monasteri della Pianura Padana nel XII secolo, creato per conservare il latte in eccesso e diventato nel tempo uno dei simboli della tradizione casearia italiana.

Il Grana Padano DOP è prodotto con latte vaccino crudo parzialmente scremato, proveniente dalla vasta area della Pianura Padana. La lavorazione prevede la rottura della cagliata in granuli finissimi — da cui il nome “grana” — e una lunga stagionatura che parte da un minimo di 9 mesi e può superare i 20. Il risultato è una pasta compatta, friabile e granulosa, dal sapore equilibrato tra dolce e sapido, con note di frutta secca e brodo. La marchiatura a fuoco garantisce l’autenticità della Denominazione di Origine Protetta.

Lo sapevi che

Il Grana Padano nasce come “formaggio di conservazione”: la lunga stagionatura permetteva di trasformare il latte in un alimento durevole, prezioso per le comunità monastiche e agricole del Medioevo.

In breve

Origini nel XII secolo nei monasteri cistercensi
Latte vaccino crudo parzialmente scremato
Cagliata rotta in granuli finissimi
Stagionatura minima 9 mesi
Pasta dura, granulosa e friabile
Sapore equilibrato con note di frutta secca
La nutrizionista dice

Un piatto sostanzioso e nutriente, ideale quando si cerca una pasta molto saziante. 

Farina di farro
ricca di fibre e minerali come potassio, fosforo e calcio; favorisce la digestione e contribuisce al buon funzionamento del metabolismo.
Ragù
sugo molto nutriente e ricco di proteine, ferro, sali minerali e vitamina B12, importante per il sistema nervoso.
Burro nella mantecatura
aggiunge cremosità ma anche grassi e proteine che possono aumentare l’apporto energetico del piatto.
La lista della Spesa

Maccherone alla carbonara

con guanciale Romano stagionato e pecorino Romano DOP

Pepe nero macinato
Guanciale romano stagionato

Maccherone
Semola di grano duro Superior

Tuorlo d’uovo
Brodo vegetale
Pecorino grattuggiato
Descrizione

Maccherone alla carbonara

con guanciale Romano stagionato e pecorino Romano DOP

Un’icona della cucina romana, fedele alla tradizione.

Maccherone mantecato con tuorlo d’uovo, Pecorino Romano DOP e pepe nero macinato al momento. Il guanciale romano stagionato sprigiona profumi intensi e note affumicate che avvolgono il piatto. Autenticità, equilibrio e carattere.

Lo sapevi che

Dentro la ricetta

Perchè i nostri ingredienti hanno una storia da raccontare

Il taglio che dà identità alla carbonara

C’è un salume che non è pancetta e non è bacon: è la guancia del suino, stagionata lentamente, con una percentuale di grasso che la rende unica in cottura.

Il guanciale romano si ottiene dalla guancia del maiale, rifilata e massaggiata con sale, pepe e talvolta erbe aromatiche. La stagionatura dura generalmente da due a tre mesi. In padella rilascia lentamente il suo grasso nobile, che diventa parte integrante della salsa. La superficie diventa croccante mentre l’interno resta morbido, apportando profondità sapida e struttura al piatto.

Lo sapevi che

La differenza principale con la pancetta è nella composizione del grasso: il guanciale è più ricco e meno fibroso, caratteristica che lo rende essenziale nella carbonara tradizionale.

In breve

Ricavato dalla guancia del suino
Stagionatura di circa 2–3 mesi
Alta percentuale di grasso nobile
In cottura diventa croccante all’esterno e morbido all’interno
Ingrediente imprescindibile della carbonara autentica

Un formaggio antico quanto Roma

C’è un formaggio che accompagna la storia di Roma da oltre duemila anni, nato per nutrire eserciti e diventato simbolo di forza e conservazione.

Il Pecorino Romano era già apprezzato nei banchetti imperiali e costituiva parte della razione giornaliera dei legionari, circa 27 grammi al giorno, insieme a pane e zuppa di farro. La sua lunga conservabilità lo rendeva ideale per i viaggi. Sebbene il nome lo leghi al Lazio, dalla fine dell’Ottocento gran parte della produzione si è spostata in Sardegna, dove la tradizione agro-pastorale ha consolidato e ampliato la lavorazione.

Lo sapevi che

Il trasferimento della produzione in Sardegna avvenne dopo il 1884, quando a Roma fu vietata la salagione del formaggio in città. Questo contribuì alla crescita dell’export verso il mercato nordamericano.

In breve

Origini antichissime, già in epoca romana
Parte della razione dei legionari
Elevata capacità di conservazione
Produzione oggi prevalentemente in Sardegna
La nutrizionista dice

Un piatto ricco e molto energetico, ideale quando si ha bisogno di energia e sostanza. La versione con guanciale è più intensa e proteica, mentre quella con zucchine risulta più equilibrata e facile da digerire.

Semola di grano duro
mantiene proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, pur avendo una quantità di fibre inferiore rispetto alle farine integrali.
Guanciale
apporta proteine e una quantità elevata di grassi saturi; va consumato con moderazione ma può essere utile dopo attività fisica intensa.
Uova e pecorino
contribuiscono all’apporto proteico del piatto e forniscono vitamine e minerali importanti.
Zucchine
alternativa più leggera che introduce fibre e acqua, rendendo il piatto più equilibrato e digeribile.
La lista della Spesa

Penna liscia al pesto di basilico

con Grana Padano e pecorino Romano DOP, olio EVO Valpesa Biologico, pomodorini confit e pinoli tostati

Olio EVO
Grana Padano DOP
Pesto di basilico

Penna liscia
Altograno integrale

Pecorino Romano DOP
Pinoli
Pomodorini confit
Descrizione

Penna liscia al pesto di basilico

con Grana Padano e pecorino Romano DOP, olio EVO Valpesa Biologico, pomodorini confit e pinoli tostati

Basilico, pomodoro e pinoli tostati.

Penna liscia avvolta da un pesto di basilico intenso e profumato, con Grana Padano e Pecorino Romano DOP a dare profondità. L’olio EVO Valpesa biologico lega il tutto, mentre i pomodorini confit e i pinoli tostati aggiungono dolcezza e croccantezza. Equilibrio netto, gusto pieno.

Lo sapevi che

Dentro la ricetta

Perchè i nostri ingredienti hanno una storia da raccontare

Pesto di basilico: il segreto sta nel gesto.

C’è una salsa che prende il nome non da ciò che contiene, ma da come viene fatta: un gesto lento, preciso, che trasforma pochi ingredienti in un equilibrio perfetto.

Il pesto nasce dalla lavorazione a crudo di basilico fresco, olio extravergine, pinoli e formaggi stagionati, pestati nel mortaio. Il risultato è una consistenza densa, cremosa e leggermente granulosa, dove ogni elemento resta riconoscibile. Il profumo è dominato dal basilico, intenso ma delicato, mentre il gusto si sviluppa tra la dolcezza delle foglie e dei pinoli, la sapidità dei formaggi e una leggera nota piccante data dall’olio.

Le sue origini affondano nelle salse pestate del Mediterraneo, come il moretum romano descritto da Virgilio, a base di erbe e formaggio lavorati nel mortaio. Nel tempo, l’introduzione dell’olio d’oliva come elemento legante e del basilico come ingrediente principale ha definito la ricetta ligure che conosciamo oggi, codificata nella seconda metà dell’Ottocento.

Lo sapevi che

Il basilico non va mai “tritato” ma lavorato delicatamente: nel mortaio si schiaccia e si “straccia” per non rompere completamente le cellule delle foglie, preservando gli oli essenziali che ne definiscono profumo e gusto.

In breve

Salsa a crudo originaria della Liguria
Preparata tradizionalmente nel mortaio
Base di basilico, olio extravergine, pinoli e formaggi
Consistenza cremosa e leggermente granulosa
Equilibrio tra note dolci, sapide e aromatiche
La nutrizionista dice

Un piatto completo e bilanciato, che unisce energia, grassi buoni e micronutrienti, mantenendo una buona leggerezza complessiva.

Farina Altograno
derivata dal germe di grano, con un contenuto più elevato di proteine e fibre rispetto alle farine tradizionali; apporta minerali come magnesio, zinco e fosforo e vitamina B1, utile per il metabolismo e il sistema nervoso.
Basilico
ricco di composti antiossidanti e con proprietà antinfiammatorie e antibatteriche; apporta vitamine A, C, K e minerali come ferro, calcio e potassio.
Pinoli e mandorle
fonte di grassi insaturi, vitamina E e vitamine del gruppo B, utili per il benessere cardiovascolare.
Formaggi stagionati (pecorino e grana)
apportano proteine e calcio, contribuendo all’equilibrio nutrizionale del piatto.
Pomodori confit
apportano zuccheri naturali e contribuiscono al contenuto energetico complessivo del piatto.

L’ingrediente segreto?

Amiamo quello che facciamo!