Skip to main content

Le ricette

stagionali

Scegli la tua

ricetta stagionale preferita

La lista della Spesa

Linguina con crema di porro fondente

con pecorino della Val D’Orcia semi-stagionato, mandorle tostate e porro croccante

Crema di porro arrostito
Brodo vegetale
Burro

Linguine
Semola rimacinata di grano duro

Porro Fritto
Pecorino di Pienza Crosta Nera
Mandorle Tostate
Descrizione

Linguina con crema di porro fondente

Linguina con crema di porro fondente

Un piatto delicato ma pieno di carattere: linguina avvolta da una crema di porro fondente, dolce e vellutata, arricchita dal pecorino della Val d’Orcia semi-stagionato. Le mandorle tostate e il porro croccante chiudono con ritmo e contrasto. Eleganza vegetale, senza compromessi.

Lo sapevi che

Dentro la ricetta

Perchè i nostri ingredienti hanno una storia da raccontare

Un ortaggio antico, tra mito e storia

C’è un ortaggio dalla forma elegante e dal profumo delicato, coltivato da oltre tremila anni e presente già sulle tavole dell’antico Egitto e dei popoli celtici.

Gli studiosi ritengono che il porro fosse diffuso già 3.000 anni prima di Cristo e che rappresentasse un alimento importante per gli operai impegnati nella costruzione delle piramidi. Dall’Egitto si diffuse in Europa passando attraverso Grecia e Roma. Nell’antica Roma gli venivano attribuite proprietà afrodisiache, mentre l’imperatore Nerone ne consumava grandi quantità convinto che migliorasse la voce. Nel VII secolo, in Galles, il porro divenne simbolo nazionale dopo che il re Cadwaladr ordinò ai suoi soldati di indossarlo sull’elmo per distinguersi dai nemici in battaglia. Ancora oggi compare sull’emblema delle guardie gallesi.

Lo sapevi che

Il porro è simbolo nazionale del Galles. Secondo la tradizione, una vittoria contro i Sassoni fu favorita proprio dall’uso di questo ortaggio come segno distintivo sui campi di battaglia.

In breve

Coltivato già 3.000 anni prima di Cristo
Diffuso dall’Egitto verso Grecia e Roma
Considerato afrodisiaco nell’antica Roma
Simbolo nazionale del Galles

Un frutto antico, simbolo di rinascita

C’è un frutto che fiorisce quando l’inverno non è ancora finito, portando con sé l’idea di speranza e rinascita: la mandorla, coltivata da oltre 4.000 anni tra l’Asia centrale e il Medio Oriente.

Dalle rotte commerciali mediterranee arrivò in Grecia, a Roma e poi in Italia, soprattutto in Sicilia, dove ancora oggi si coltivano varietà pregiate come la Pizzuta d’Avola. Nel Medioevo il latte di mandorla, chiamato “amigdalato”, sostituiva quello animale nei periodi di digiuno. La produzione siciliana contemporanea privilegia qualità e tradizione, mantenendo una forte identità territoriale.

Lo sapevi che

Secondo la leggenda greca, la principessa Filide fu trasformata in un mandorlo dalla dea Atena; quando il suo amato tornò e abbracciò il tronco spoglio, l’albero fiorì improvvisamente di bianco. Da qui la fioritura precoce, simbolo di amore e speranza.

In breve

Origini tra Asia centrale e Medio Oriente
Diffusa nel Mediterraneo grazie a Fenici e Greci
In Sicilia si coltivano varietà autoctone di alta qualità
Il latte di mandorla era usato come sostituto nei giorni di digiuno
Fiorisce tra fine inverno e inizio primavera

Un pecorino storico delle Crete Senesi

C’è un formaggio ovino legato alla Toscana più autentica, con radici che risalgono agli Etruschi e una tradizione documentata già in epoca romana.

Il Pecorino di Pienza prende il nome dalla città rinascimentale in provincia di Siena ed è considerato tra i più preziosi delle Crete Senesi. Prodotto con latte di pecora lavorato a circa 30–32°C, dà origine a una pasta bianca leggermente scagliante dal sapore asciutto e delicato. La stagionatura, intorno ai 60 giorni, avviene con un trattamento in crosta scura ottenuta attraverso oli e cenere, secondo una tecnica tradizionale toscana che protegge la forma e ne regola l’affinamento. Tra i suoi estimatori storici si ricorda Lorenzo il Magnifico.

Lo sapevi che

La crosta nera richiama l’antica stagionatura nella cenere delle cascine toscane. Il trattamento con oli e carbone vegetale crea una pellicola protettiva che aiuta a controllare le muffe e garantisce una maturazione equilibrata.

In breve

Origini etrusche, documentato già in epoca romana
Prodotto con latte di pecora lavorato a 30–32°C
Pasta bianca, leggermente scagliante
Stagionatura di circa 60 giorni
Crosta scura trattata con oli e cenere
La nutrizionista dice

Un piatto saziante ed equilibrato, ideale per un pranzo che deve sostenere energia e concentrazione per tutta la giornata.

Porro
ricco di vitamine, minerali e fibre; calcio e fosforo favoriscono la salute di ossa e cuore. Ha proprietà antiossidanti simili all’aglio ma risulta più digeribile. La frittura intensa ne altera i benefici: meglio una leggera rosolatura in olio d’oliva e farine meno raffinate.
Mandorle
fonte di grassi polinsaturi “buoni” che aiutano la sazietà e contribuiscono all’equilibrio lipidico. Ottima presenza di vitamina E.
Pecorino di Pienza
apporta grassi saturi quindi va usato con moderazione, ma fornisce calcio, vitamine A e D ed è naturalmente povero di lattosio.
Verza
vitamine A, C, K e B, sali minerali, funzione diuretica e antiossidante.
Patate
aumentano i carboidrati, parte della tradizione valtellinese.
La lista della Spesa

Fusillo alla Valtellinese

Bitto DOP e Casera DOP, crema di verza, patate, coste croccanti
e burro alla salvia

Burro
Aglio
Salvia
Crema di Verza

Fusillo
Grano Saraceno e Semola rimacinata

Pepe macinato
Patate a cubetti
Coste
Bitto DOP
Casera DOP
Grana Padano DOP
Descrizione

Fusillo alla Valtellinese

Un omaggio alla cucina di montagna: fusillo avvolto da una crema di verza e patate, arricchita dalla fusione di Bitto DOP e Casera DOP. Le coste croccanti aggiungono struttura, mentre il burro alla salvia chiude con profumo e rotondità. Caldo, avvolgente, senza fronzoli.

Lo sapevi che

Dentro la ricetta

Perchè i nostri ingredienti hanno una storia da raccontare

Un grande formaggio di montagna, nato in Valtellina.

C’è un formaggio in Valtellina di gran pregio, siamo nel nord della Lombardia, patria anche dei pizzoccheri, con una bella complessità aromatica e che raccoglie antichissime tradizioni locali.

Il Bitto DOP viene fatto esclusivamente con il latte d’alpeggio prodotto nella provincia di Sondrio e in alcuni comuni limitrofi dell’Alta Valle Brembana (Averara, Cusio, Carona, Mezzoldo, Foppolo, Piazzatorre, Valleve e Santa Brigida) e della provincia di Lecco. Questo formaggio principe della valtellina viene prodotto nel periodo del pascolo estivo degli alpeggi, che parte dal 1° giugno e termina il 30 settembre. Si usa esclusivamente il latte vaccino intero ottenuto da razze tradizionali della zona a cui viene aggiunta una piccola percentuale di latte caprino in misura non superiore al 10%. Il Bitto DOP si presenta in forma cilindrica e regolare, la maturazione comincia nelle casere d’alpe e continua nei magazzini di fondovalle per almeno 70 giorni. È uno dei rarissimi formaggi al mondo a riuscire a stagionare per oltre dieci anni.

Lo sapevi che

Il nome Bitto deriva dal termine celtico bitu, che significa “perenne”. Un riferimento diretto alla sua straordinaria capacità di conservarsi e stagionare nel tempo. Le origini di questo storico formaggio d’alpeggio risalgono alle popolazioni celtiche che si stabilirono in Valtellina dopo la fuga dai Romani.

In breve

Prodotto esclusivamente con latte d’alpeggio
Realizzato solo durante il pascolo estivo
Latte vaccino intero di razze tradizionali locali
Piccola percentuale di latte caprino
Stagionatura iniziale in alpeggio, poi a valle
Affinamento minimo di 70 giorni, potenzialmente lunghissimo

Una verdura antica e versatile

C’è una verdura antica e versatile, diffusa fin dai litorali mediterranei preistorici, che ha attraversato secoli di storia per arrivare oggi sulle nostre tavole con molteplici forme: erbette da orto, coste, rape rosse e varietà da zucchero.

La bieta (Beta vulgaris), nota anche come erbetta o bietola, fu selezionata già tremila anni fa dai Babilonesi per ottenere foglie più grandi e nutrienti. Etruschi e Romani ne distinguevano diverse varietà — bianca, rossa e a coste sottili — che apparivano sia nei piatti raffinati di Apicio sia nella cucina popolare, cotte in zuppe o sotto la cenere. Nel corso dei secoli, dalla pianta originaria sono derivate le erbette da orto, le coste, le rape rosse e le varietà da zucchero. La sua presenza nelle tavole antiche racconta un equilibrio tra gusto, utilità e valore nutrizionale che ancora oggi ne fa un ingrediente prezioso.

Lo sapevi che

Il “Tacuinum Sanitatis” del XIV secolo attribuiva alla bieta proprietà terapeutiche: il succo “toglie la forfora dalla testa e scioglie il ventre”. Marziale invece la definiva “cibo di operai”, segno che era apprezzata tanto dalle classi alte quanto da quelle popolari.

In breve

Specie selvatica mediterranea, raccolta fin dalla preistoria.
Le varietà principali sono bianca, rossa e a coste sottili
È ricca di sali minerali (sodio, potassio, ferro, calcio, magnesio) e vitamine
Tradizionalmente veniva consumata lessata, in zuppe o con le radici cotte sotto la cenere

Un cavolo dal sapore invernale

C’è un ortaggio dalle foglie ricche e compatte, apprezzato fin dall’antichità per le sue proprietà medicinali, diffuso soprattutto nelle regioni del centro Nord Italia e tipico dei mesi freddi.

La verza ha origini incerte, ma discende probabilmente dal cavolo selvatico presente in Europa e in Asia occidentale. La sua coltivazione sembra essere iniziata nell’antico Medio Oriente, per poi diffondersi in Europa e oltre grazie a rotte commerciali e migrazioni. Nel corso dei secoli, Greci e Romani ne riconobbero virtù curative: le donne in allattamento la consumavano per aumentare la produzione di latte, mentre i Romani la usavano come antidoto contro l’ubriachezza o come impacco disinfettante per le ferite. Oggi la verza rimane un ortaggio tipicamente invernale, raccolto generalmente da ottobre ad aprile, apprezzato per il suo gusto deciso e la versatilità in cucina.

Lo sapevi che

Secondo un antico mito greco, il cavolo verza nacque dalle gocce sudate di Zeus. I Romani lo apprezzavano per le sue proprietà curative e preventive, consumandolo prima di grandi banchetti o come trattamento per ferite.

In breve

Origini legate al cavolo selvatico dell’Europa e dell’Asia occidentale
Pianta tipicamente invernale, raccolta da ottobre ad aprile
Ricca di vitamine e sali minerali, con proprietà digestive e antiossidanti
Utilizzi storici: alimento medicinale, antidoto contro l’ubriachezza, impacchi disinfettanti

Un formaggio storico della Valtellina

C’è un formaggio di latte vaccino semigrasso, nato in Valtellina nel XVI secolo, che accompagna da secoli i piatti della tradizione locale, come i pizzoccheri, e rappresenta un simbolo del lavoro collettivo degli allevatori.

La Valtellina Casera DOP nacque con le prime latterie sociali, dove gli allevatori univano il latte per lavorarlo insieme, soprattutto nei mesi invernali. La cagliata viene cotta a 40-45°C per circa 30 minuti, poi rotta in grumi grandi quanto chicchi di mais. La pasta ottenuta viene posta nelle fascere tradizionali e pressata per 8-12 ore. La maturazione avviene in locali freschi a 6-12°C per almeno 70 giorni, al termine dei quali le forme vengono controllate e marchiate a fuoco. Ottenuta la DOP nel 1995, la Casera è oggi un ingrediente prezioso della cucina valtellinese, grazie al suo sapore equilibrato e alla consistenza compatta.

Lo sapevi che

In dialetto valtellinese, “caséra” indica sia la latteria dove si lavorano formaggi e burro, sia la cantina dove vengono stagionati. Originariamente la produzione del Casera era solo invernale; oggi le mandrie stanziali permettono una produzione continua durante tutto l’anno, alternandosi con quella del Bitto DOP.

In breve

Nasce in Valtellina nel XVI secolo con le prime latterie sociali
Latte vaccino parzialmente scremato
Cagliata cotta a 40-45°C, rotta in grumi grandi come chicchi di mais, pressata 8-12 ore
Maturazione di almeno 70 giorni a 6-12°C
Utilizzata per pizzoccheri e altri piatti tradizionali
La nutrizionista dice

Un piatto completo e robusto, ideale prima o dopo uno sforzo fisico o in giornate fredde e impegnative. Da gustare con consapevolezza, bilanciando tradizione e nutrienti.

Grano saraceno
antiossidante, ricco di vitamine B.
Coste
vitamine C e K, potassio, magnesio, ferro, calcio.
Bitto DOP e Casera DOP
proteine e calcio, da consumare con misura per i grassi saturi.
Verza
vitamine A, C, K e B, sali minerali, funzione diuretica e antiossidante.
Patate
aumentano i carboidrati, parte della tradizione valtellinese.
La lista della Spesa

Conchiglietta in zuppa di fagioli

pomodoro del Piennolo del Vesuvio DOP, cavolo nero e pecorino romano DOP

Olio EVO all’aglio e peperoncino
Zuppa di fagioli
Brodo vegetale

Conchiglietta
Farina di Ceci e Semola rimacinata

Cavolo nero
Pecorino Romano DOP
Chips di Cavolo Nero
Pomodoro del Piennolo DOP
Germogli affilla cress sakura
Cialdina di pecorino Romano DOP
Descrizione

Conchiglietta in zuppa di fagioli

pomodoro del Piennolo del Vesuvio DOP, cavolo nero e pecorino romano DOP

Una pasta che sa di cucina lenta e sostanza: conchiglietta immersa in una zuppa di fagioli cremosa, arricchita dal pomodoro del Piennolo del Vesuvio DOP e dal cavolo nero. Il Pecorino Romano DOP chiude con una nota decisa e sapida. Rustica, profonda, confortante.

Lo sapevi che

Dentro la ricetta

Perchè i nostri ingredienti hanno una storia da raccontare

Un piatto contadino diventato tradizione

C’è una zuppa nata nelle cucine di campagna, preparata all’alba prima di andare nei campi, con pochi ingredienti e una lunga cottura lenta che non richiedeva sorveglianza.

I fagioli sono stati per secoli alimento base delle popolazioni contadine. Il mondo greco e romano conosceva solo i cosiddetti “fagioli dall’occhio”, mentre le varietà oggi più diffuse arrivarono in Europa dopo la scoperta dell’America, diffondendosi rapidamente già nel Cinquecento. La zuppa di fagioli era un piatto povero, cotto in pentole di terracotta con acqua piovana e lasciato sobbollire per ore. La sua forza stava nella semplicità e nella capacità di nutrire a lungo.

Lo sapevi che

I fagioli comuni arrivarono in Italia dopo il 1529 come dono per Papa Clemente VII. Negli Stati Uniti, invece, la Senate Bean Soup viene servita ogni giorno al Senato americano dal 1903 per tradizione ufficiale.

In breve

Piatto contadino di origine antica
Le varietà moderne arrivano in Europa dopo la scoperta dell’America
Diffusione rapidissima nel Cinquecento
Tradizionalmente cotta lentamente in pentola di terracotta

Un cavolo che ama il freddo

C’è un cavolo dalle foglie scure e rugose, capace di resistere a temperature rigide e di migliorare il proprio sapore proprio dopo la prima gelata invernale.

Originario dell’area mediterranea e dell’Asia Minore, era già noto nell’antica Grecia e a Roma. Facile da coltivare e poco esigente, sopporta terreni pesanti e temperature fino a -15°C. Il freddo intenso trasforma parte degli amidi in zuccheri, rendendo le foglie più tenere e il sapore meno amaro.

Lo sapevi che

All’estero è spesso chiamato “Dinosaur Kale” per la superficie scura e rugosa delle sue foglie, che ricordano la pelle di un rettile preistorico.

In breve

Originario del Mediterraneo e dell’Asia Minore
Resiste fino a -15°C
Migliora sapore e dolcezza dopo la prima gelata
Coltivazione semplice e resistente

Un formaggio antico quanto Roma

C’è un formaggio che accompagna la storia di Roma da oltre duemila anni, nato per nutrire eserciti e diventato simbolo di forza e conservazione.

Il Pecorino Romano era già apprezzato nei banchetti imperiali e costituiva parte della razione giornaliera dei legionari, circa 27 grammi al giorno, insieme a pane e zuppa di farro. La sua lunga conservabilità lo rendeva ideale per i viaggi. Sebbene il nome lo leghi al Lazio, dalla fine dell’Ottocento gran parte della produzione si è spostata in Sardegna, dove la tradizione agro-pastorale ha consolidato e ampliato la lavorazione.

Lo sapevi che

Il trasferimento della produzione in Sardegna avvenne dopo il 1884, quando a Roma fu vietata la salagione del formaggio in città. Questo contribuì alla crescita dell’export verso il mercato nordamericano.

In breve

Origini antichissime, già in epoca romana
Parte della razione dei legionari
Elevata capacità di conservazione
Produzione oggi prevalentemente in Sardegna
La nutrizionista dice

Un piatto nutriente e saporito, ideale per chi cerca sostanza e carattere in un’unica portata.

Pasta di ceci
ottima fonte di proteine vegetali e fibre, molto saziante e favorevole alla salute intestinale.
Fagioli
ricchi di lecitina, utile per contribuire alla riduzione del colesterolo e al benessere cardiovascolare.
Cavolo nero
proprietà antinfiammatorie, alto contenuto di ferro, calcio, vitamina K e magnesio, prezioso per ossa e metabolismo.
Pecorino Romano DOP
buona fonte di proteine e vitamine A, D e B, ma la caseina può ridurre l’assorbimento del ferro del cavolo nero; meglio usarlo con equilibrio.
La lista della Spesa

Linguina di mare

Linguina di mare con cozze, vongole, pomodori confit, panatura di crusco e tartare di scampi

Olio EVO, aglio e peperoncino
Vongole
Brodo di Vongole

Linguina
Semola rimacinata di grano duro

Pomodorini Confit
Cozze
Scampi d’irlanda
Scorza di limone d’Amalfi
Crumble di pane con peperone crusco e prezzemolo
Descrizione

Linguina di mare

Linguina di mare con cozze, vongole, pomodori confit, panatura di crusco e tartare di scampi

Una linguina che profuma di costa: cozze e vongole si aprono dolcemente, i pomodori confit aggiungono rotondità, mentre la panatura di peperone crusco porta croccantezza e carattere. In chiusura, la tartare di scampi, cruda e delicata, per un equilibrio perfetto tra intensità e freschezza.

L’ingrediente segreto?

Amiamo quello che facciamo!